Il Suono e le applicazioni terapeutiche

All’uso del suono per fini terapeutici si ricorre da millenni, tanto antico quanto il primo suono emesso da un uomo o da una donna. Si pensa che i primi esseri umani ricorressero all’utilizzo del suono in modo sacro e rituale per favorire la fertilità, la crescita per la sua capacità di produrre cambiamenti nel corpo e nella psiche; con l’utilizzo delle frequenze, del ritmo e del canto, diviene possibile “accordare” tutto il nostro essere. Ogni sintomo nasce, per la visione olistica dell’Uomo, come affermava di Dottor E.Bach (ne parlerò in un altro articolo dedicato ai fiori) da una disarmonia tra Anima e personalità. Eventi traumatici, dolore fisico, sofferenza psicologica, ignoranza, minano l’armonia dell’insieme ed il corpo si ammala, al fine di segnalare il disagio sottostante. In ogni sua applicazione terapeutica, il suono si propone di far sì che l’Uomo ritrovi l’armonia di corpo e psiche, per il recupero dell’unità perduta. Curarsi attraverso di esso non vuol dire ascoltare buona musica o ricevere vibrazioni positive ma, più in profondità, significa cercare di esprimersi manifestando il proprio suono interiore, quindi vuol dire cantare, suonare uno strumento, improvvisando e perdendosi nell’armonia alla ricerca delle frequenze che si accordano meglio con lo stato d’animo del momento e che ci permettono di dar parola all’innato. Oggi il suono viene utilizzato nel trattamento di molti disagi (anche patologici), con esiti eccellenti. Un ruolo fondamentale ricopre, ad esempio, la musicoterapia nel trattamento dell’autismo nei bambini ed ottiene risultati sorprendenti anche sui malati di Alzheimer; impareggiabile è l’effetto della musica su chi soffre di depressione, per chi vive in uno stato d’ansia generalizzato e nella paura, ma anche semplicemente su chi rischia, per le condizioni in cui vive, di chiudersi in se stesso perdendo la capacità e la volontà di relazionarsi, come avviene per molte persone anziane. Al di là delle applicazioni specificamente terapeutiche, è consuetudine che al giorno d’oggi ci sia musica ovunque, negli luoghi di lavoro, negli ospedali, dal dentista, nei supermercati, nelle scuole, nelle case di riposo perché essa conserva intatto il suo immenso potere armonizzante; possiamo ascoltare musica persino nelle stalle e vi è musica nelle serre e nei vigneti. Pare infatti, da studi condotti dall’Università di Madison nel Wisconsin (Usa) che le mucche e le Piante amino Mozart: si è dimostrato che la produzione di latte negli esemplari che ascoltano musica sinfonica aumenta del 7,5%. A tal proposito cito un episodio studiato dal medico psichiatra Rolando Benenzon, autorità mondiale in materia di terapia attraverso il suono: “Un contadino dell’Illinois (Usa) piantò due serre che si trovavano nelle stesse condizioni di fertilità, umidità e temperatura, gli stessi semi; in una serra applicò degli altoparlanti che diffondevano musica 24 ore su 24. Dopo un certo periodo si accorse che nella serra dove era diffusa la musica il mais era germogliato più rapidamente, il peso della pannocchie era maggiore e che il quoziente di fertilità del terreno era aumentato; le piante più vicine agli altoparlanti erano rovinate per effetto della vibrazione sonora. Il successo fu così grande che adesso in Canada si utilizza la musica per le colture e si è osservato che le vibrazioni sonore sono in grado di distruggere un particolare microrganismo parassita che attacca il mais.


Per quanto riguarda la medicina veterinaria circola la battuta che le mucche amano Mozart e che, al contrario, Wagner ed il jazz, ostacolino la produzione di latte. Ma nei centri americani il problema viene studiato con serietà. Una statistica dell’Illinois dimostra che il rendimento delle mucche nelle stalle adiacenti agli aeroporti diminuisce fino a diventare nullo a causa del rumore”.
Gli animali possono quindi percepire le varietà di suono e riscontrare differenze tra i vari compositori e stili musicali; questo suggerisce che, nelle risposte ai suoni, siano coinvolti alcuni meccanismi del cervello primitivo. Gli effetti della musica sulle piante furono misurati negli anni sessanta in Canada, durante esperimenti di laboratorio ed i risultati furono sorprendenti: esposizione a musica “heavy metal” fece inclinare le piante nella direzione opposta, mentre i suoni di classica cullarono le piante verso la fonte delle frequenze. Con la musica devozionale indù i gambi volsero in eccesso di 60º in orizzontale e, negli ulteriori esperimenti all’Università di Annamalai, le medesime sonorità generarono effetti supplementari: il numero di “stoma” nelle piante utilizzate per l’esperimento era del 66% più alto, i muri epidermici erano più spessi, e le cellule erano più lunghe e più larghe di quelle dei campioni di controllo (cioè altre piante non interessate dal fenomeno), qualche volta fino al 50% e oltre. Rilevazioni biofisiche simili sono state tracciate in piante raccolte da cerchi nel grano. Gli esperimenti condotti dal fisico americano Dott. W. Levengood dal 1989 in poi, mostrano come le frequenze che creano i crop circles sono in grado di influire sull’embrione del seme e sulla crescita di pianta, allungare i nodi della stessa, persino alterare il modello cromosomico.
Articolo di Martina Crepaldi

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